Bruno Serato, un Italiano negli Stati Uniti con un grande cuore

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Sappiamo che gli italiani hanno un grande cuore. Nella comunità Italoamericana ci sono molti esempi di ciò, e oggi siamo molto felici ed orgogliosi di incontrare uno dei loro, che da 10 anni fa qualcosa di straordinario.

 

Il suo nome è Bruno Serato, e ogni giorno cucina e distribuisce gratuitamente un piatto di pasta a quasi 1.800 bambini. Ogni singolo giorno, grazie al Caterina’s Club. E’ per questo che raccomandiamo ai nostri lettori di leggere con attenzione la sua storia, e per favore cerchiamo di aiutare Bruno nel rappresentare un altro aspetto meraviglioso di noi italiani.
Bruno, ti ringraziamo e pensiamo che rappresenti molto bene il grande cuore degli italiani. Da quale regione italiana viene la tua famiglia?
Dal Veneto. La mia città è San Bonifacio, vicino a Soave, a soli 10 km da Verona.
Sono nato in Francia, perché i miei genitori andarono nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, a lavorare in una fattoria nel nord della Francia. Abbiamo vissuto lì per 15 anni. Nel 1967 loro sono tornati in Italia, a San Bonifacio, a stare con i miei nonni e mio zio.
Io sono andato negli Stati Uniti nel 1980, perché mia sorella sposò un ragazzo americano e si trasferì in California. Così decisi di andare anch’io, e partii con soli 200 dollari in tasca. Quando arrivai in California, inizia a lavorare come lavapiatti, e poi la mia carriera crebbe: cameriere, manager e poi sono diventato il proprietario del mio ristorante.
Fu tua madre, Caterina, che ebbe l’idea di iniziare a cucinare per i bambini, giusto?
Il 18 aprile 2005 andammo al Boys and Girls Club di Anaheim, un luogo dove andavano i bambini meno fortunati. Erano le 4 del pomeriggio. Incontrai un bambino di 7 anni, che stava mangiando patatine. Il direttore mi spiegò che il bambino viveva in una camera di un motel, in una zona in cui c’erano anche spacciatori, tossicodipendenti, prostitute.
Nella stanza del motel non c’era la cucina, così sua madre poteva nemmeno cucinare per lui. Caterina, mia mamma, mi disse “Bruno, perché non portiamo loro un pasto caldo stasera, anche solo un semplice piatto di pasta?” E io risposi “Mamma, hai ragione”, e cucinai per loro spaghetti al pomodoro. E’ così che è iniziato: ora sono passati dieci anni da quel 18 aprile 2005 e non ci siamo mai fermati, ogni giorno, sette giorni alla settimana. Nel marzo 2015 abbiamo celebrato il milionesimo pasto servito. Oggi siamo vicini a dare da mangiare a 1.800 bambini ogni giorno. Siamo in 23 sedi a Orange County, California, in 14 città: ma non ci fermeremo qui. Ci sono anche persone che si ispirano a quello che facciamo, e hanno aperto un Caterina’s Club in Messico, Texas, a Chicago e a New York City.
Io devo ringraziare mia madre Caterina, lei è quella che ha avuto l’idea di nutrire i bambini con la pasta, quel giorno. Lei merita ogni premio che io abbia mai ricevuto in vita mia. E’ lei che mi ha insegnato che il modo migliore per combattere la fame è quello di dare un po’ di pasta. Lei è il numero uno. Inoltre, devo ringraziare i giornalisti, le stazioni tv, CNN, ABC, Fox, tu e tutti gli altri che mi intervistano, perché attraverso le interviste posso ispirare le persone di tutto il mondo. Ho un messaggio: con un po’ di pastasciutta possiamo prenderci cura di tutti i bambini che muoiono di fame in tutto il mondo.
Devo anche ringraziare lo staff che lavora insieme a me e i clienti, perché mi aiutano a mantenere questa tradizione. Non riusciremmo a sopravvivere senza donazioni. Ho finanziato questo progetto di tasca mia per sette anni, e dopo aver perso il 40% del mio business, ero molto preoccupato, perché l’economia era messa male ovunque, e anche per me. Ho pensato anche a smettere, perché mi costava un sacco di soldi, ma poi molta gente ha iniziato a donare e questo ci ha aiutato ad aumentare costantemente il numero di bambini ai quali diamo da mangiare: abbiamo iniziato con un bambino, poi due, poi cento, poi cinquecento, settecento, e ora abbiamo siamo a quasi 1.800 bambini.
Abbiamo anche iniziato un nuovo progetto, denominato “Welcome Home Project”. E’ iniziato un paio di anni fa, per aiutare proprio quelle famiglie che vivono nella stanza di un motel. Ci sono diverse buone famiglie americane che vivono parte della loro vita così, perché hanno perso il posto di lavoro, e hanno perso le loro case … non appena trovano un nuovo lavoro vogliono uscire da questa situazione, ma hanno bisogno di una somma di denaro da lasciare come deposito per poter affittare una casa, e spesso non possono permetterselo. Queste persone hanno vissuto momenti molto difficili nella loro vita. Pensiamo che quello che potremmo fare per loro è aiutarli, una volta che hanno trovato lavoro. Se dopo 6 mesi hanno un reddito costante noi li aiutiamo coprendo l’affitto per il primo e l’ultimo mese, più la cauzione da lasciare come deposito: così possono lasciare la stanza del motel e andare in un appartamento. Fino ad ora, abbiamo aiutato 90 famiglie, per un totale di 520 persone.
Cosa possono fare i nostri lettori per aiutare il Caterina’s Club?
Possono andare sul nostro sito web www.caterinasclub.org e fare una donazione. Se non possono fare donazioni in denaro, quello che possono fare è preparare un piatto di spaghetti e darlo a una persona povera nella loro città. Se tutti lo facessero nella propria città, nel proprio paese, saremmo in grado di prenderci cura di persone in tutto il mondo.
Hai iniziato nel 2005. Nel 2011 sei stato nominato uno dei 10 CNN Heroes of the Year. Qual è il futuro del Caterina’s Club?
Ora stiamo cercando di organizzare momenti di formazione professionale, così i bambini possono imparare qualcosa sul tipo di competenze che servono nel settore dell’ospitalità, e trovare lavoro: lavorare nei ristoranti, diventare chef, trovare occupazione negli alberghi, studiare per lavorare come hostess, o camerieri … tutto nel settore dell’ospitalità.
Usi solo prodotti italiani?
Usiamo molti prodotti italiani, naturalmente, abbiamo un menù italiano: ma usiamo tutto, perché se mi arriva una donazione per i bambini, non ho intenzione di dire di no se non si tratta di prodotti italiani.
Qual è il tuo piatto di pasta preferito?
Spaghetti al pomodoro, o con aglio e olio. Mi piace la pasta, è il mio piatto preferito. Per merito dei bambini, gli spaghetti al pomodoro hanno un posto speciale nel mio cuore. E per i bambini è divertente mangiare gli spaghetti. Non ho mai incontrato un bambino che non amasse la pasta. E’ il mio messaggio: la pasta può salvare la gente che muore di fame, in tutto il mondo.
Cosa può fare l’Italia per aiutarvi?
Beh, ho partecipato a diverse iniziative promozionali, grazie al sostegno di Barilla, che negli ultimi tre anni ha donato tonnellate di pasta e di sugo di pomodoro per aiutare il mio progetto.
Sono stato anche ad Expo 2015 a Milano, e molta gente ha detto che ci avrebbe aiutato. Onestamente, abbiamo bisogno anche di donazioni in denaro, perché se voglio aiutare una famiglia ad uscire dalla stanza di motel e farla entrare in un appartamento, le donazioni sono molto importanti.
A proposito di pasta, c’è una domanda che divide la comunità italiana: “gravy” or “sauce” (per i lettori italiani: è una domanda che divide la comunità italoamericana, circa quale sia la parola che descriva il condimento della pasta)?
A mio parere, la gente parla di “gravy” quando vuole qualcosa di condimento ad un tacchino, ovvero un piatto americano. Nessuno mi ha mai chiesto di “gravy” sulla mia pasta. Quando si parla della pasta, per me è “sauce”. E’ parte della nostra cultura, dobbiamo mantenerla e conservarla.

 

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere?
Se i tuoi lettori hanno la possibilità di fare una donazione o dare un piatto di pasta a qualcuno che sta morendo di fame, anche dare loro un abbraccio, dare un sorriso a qualcuno che ne ha bisogno, lo facciano. Non hai bisogno di soldi per fare felici le persone, basta anche offrire la propria gentilezza. Va bene anche questo. Viva la pasta e Viva la Mamma.